
è una delle parti più ricche e strutturate della visita: offre un viaggio cronologico dall’origine dei geroglifici ed espone papiri e documenti storici unici, raccontando non solo i segni, ma anche la società che li ha prodotti.

“In Egitto la scultura e la pittura non erano altro che dei veri e propri rami della scrittura” (Jean-François Champollion).
Il forte legame fra scrittura e arte è evidente nell’orientamento delle immagini: su una stele, i personaggi principali, quelli a cui si rende omaggio (dèi o defunti), sono infatti quasi sempre rivolti a destra, e dunque nella direzione normale della scrittura, cioè da destra a sinistra.

La regola vale anche per le statue: il piede avanzato è infatti sempre il sinistro.

La scrittura era ritenuta dagli Egizi un dono concesso da alcune divinità considerate artefici di questa scienza. Fra tutte, la più importante era il dio ibis Thot, ritenuto proprio l’inventore della scrittura.

L’apprendimento della scrittura egizia era lungo e faticoso e riservato a coloro che erano destinati a una professione che ne richiedeva l’utilizzo. Non si deve immaginare un sistema di insegnamento di massa che avveniva all’interno di appositi edifici, poiché non si hanno prove archeologiche in tal senso.

In egiziano la scrittura geroglifica si chiamava medu-netjer, “parola di dio”. Fin dagli inizi della storia egiziana compare principalmente scolpita su monumenti religiosi e/o funerari dedicati agli dèi, al faraone o ai membri della ristretta minoranza al potere.
Ha una funzione innanzitutto “performativa”, rituale e magica: non documenta o racconta semplicemente la realtà, ma la determina e la influenza.

La parola “geroglifici” viene dal greco hieroglyphika, che vuol dire “incisioni sacre”. L’essere incisi su pietra dava loro una permanenza che assicurava anche quella dell’organizzazione dello Stato e della società egiziani.

Il Museo Egizio di Torino non è solo un luogo di esposizione: svolge attività di ricerca, conservazione e studio dei papiri, delle antichità e della civiltà egizia; é considerato uno dei più rilevanti musei egizi al mondo, secondo solo a quello del Cairo per importanza della collezione di reperti egizi conservati.
Rachele Bernardo
